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Alla scoperta della “Miniera dell’argento vivo”, una delle più antiche d’Italia. Si faceva cenno al sito minerario di Levigliani già nel 1153, in un atto del Comune di Pisa. Solo nel 1970 cessò ogni attività. L’estate scorsa è stato aperto al pubblico un primo tratto di 30 metri. Da domani sarà visitabile una galleria molto più lunga, che conduce al cantiere della “Cavetta”: centotrenta metri di tracciato, sapientemente illuminati, lungo i quali si respira un’atmosfera d’altri tempi. Tra carrelli, trivelle, picconi e lampade ad acetilene, rivive quel mondo ormai lontano impregnato di polvere, fatica e sudore. Nei cantieri di Levigliani si estraevano soprattutto mercurio, di cui sono visibili le gocce color argento lungo le pareti, e cinabro, una sostanza dal colore rossastro. «Almeno 15 o 16 tipologie di minerali sono state scoperte per la prima volta a Levigliani - dice la guida Alessio Tovani -. Questo è uno dei pochi siti al mondo dove c’è del mercurio allo stato nativo liquido». Particolarmente curato l’aspetto scenografico, con il recupero di attrezzi e macchinari originali. I manichini, che indossano indumenti dell’epoca, illustrano le varie fasi della raccolta e dell’estrazione. Ci sono poi i binari, sui quali scorrevano i carrelli da lavoro. Si notano i cantieri civetta, scavati per verificare l’eventuale presenza di sostanze sfruttabili. Dall’alto entrano fasci di luce attraverso i “fornellini”, che servivano per l’aerazione e per scaricare gli attrezzi da lavoro. L’intero paese ha partecipato alla ristrutturazione e alla messa in sicurezza della struttura. Quasi tutti volontari, molti lavoravano di giorno nelle cave di marmo, mentre a sera e nei week-end andavano in miniera. Dopo tre mesi duri e intensi il sogno si è avverato. «Tutto finanziato con risorse nostre - sottolinea Alberto Vannucci, il presidente dei “Beni comuni”, una commissione che esiste dal 1890 - i proventi non li ridistribuiamo ma li reinvestiamo per migliorare il territorio». Daniele Poli è uno degli uomini che ha creduto di più nel progetto: «E’un contributo alla memoria storica di Levigliani e un’opportunità per il territorio - spiega Poli - la nostra offerta è davvero forte con questa rete di visite alle miniere, alle cave di marmo e al grande complesso carsico dell’Antro di Corchia». La struttura aderisce a “Toscana underground”, con la “Cooperativa sviluppo e futuro” che si occupa di gestione e promozione turistica. All’orizzonte nuove partnership istituzionali e progetti per recuperare altre porzioni di miniera, ma anche macchinari e fabbricati industriali dell’epoca.
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